14 Feb Università: spunti e aspettative
L’ingresso all’università è qualcosa che viene vissuto in maniera completamente soggettiva e personale da chiunque decida di iscriversi ad un percorso di laurea. Vi sono tuttavia degli elementi che possono più o meno spiazzare, in parte per il semplice fatto di non sapere cosa aspettarsi. Molti studenti freschi di diploma immaginano, per esempio, di trovare un posto diverso da quello che lasciano, un luogo dove i professori sono dei professionisti dell’insegnamento e le materie noiose non esistono. È tempo, dunque, di smuovere un po’ queste aspettative, fornendo nel contempo qualche spunto che spero potrà tornare utile.
Ebbene, anche all’università può accadere di tutto in termini di serietà e preparazione da parte del corpo docente. Capita di trovare l’insegnante impreparato, quella che non sa, quello che sa ma non sa spiegare, quella che sa ma scrive in maniera incomprensibile alla lavagna, quello che fa addormentare, quella che non si capisce niente quando parla, quello che mette voti a caso, quella che boccia a priori, quello che non risponde mai alle email, quella che registra il voto del tuo esame dopo mesi e mesi, quello che nemmeno si presenta all’esame (con grande disappunto degli studenti venuti da fuori provincia per sostenerlo), quella che dovrebbe essere la tua relatrice di tesi ma è irreperibile, quello che dovrebbe essere il tuo relatore ma non legge mai nulla di quello che gli mandi, quella che dovrebbe essere la tua relatrice ma un mese prima della consegna si sveglia dicendoti che non va bene niente, che devi ripartire daccapo e meglio ancora se con un altro argomento. Al contrario, c’è da dire che esistono pure insegnanti che spiegano così bene da farti innamorare della loro materia, professori che ti ricevono nel loro ufficio per quattro ore di fila, professoresse che correggono fino all’ultima virgola il tuo elaborato, quelli che svolgono lezioni intere senza bisogno di leggere un appunto che sia uno, quelle che ti suggeriscono durante il loro stesso esame, quelli che raccontano qualche barzelletta per smorzare l’atmosfera, quelle che spronano gli studenti ad avvisarle se vanno troppo veloci o troppo lente, relatori che la sera fanno ricerche per aiutarti con la tesi, relatrici che ti incoraggiano e supportano nei momenti difficili.
Rapporto con gli insegnanti a parte, una delle fatiche più grandi nella mia esperienza universitaria è stata senz’altro affrontare i primi esami. Questo perché alle superiori ero abituato a sentirmi dire quale era l’oggetto di un’interrogazione o di una verifica, studiando esclusivamente quello che mi veniva richiesto. Alla facoltà di matematica di Udine non funzionava certo così. Facevo sì gli esercizi, imparavo sì gli enunciati dei teoremi, ma pensavo che, come al liceo, non si andasse oltre. Quando invece vidi i professori chiedere dall’esempio più semplice trattato a inizio corso al dettaglio più complesso dell’ultima dimostrazione vista in classe, capii che ad un esame poteva venirmi posto davvero qualsiasi quesito. Il mio consiglio è dunque quello di sapere cosa ci si aspetta da te durante un esame. Per fare questo, un modo è quello di parlare direttamente col professore, un altro è quello di interagire con gli studenti più anziani, facendo loro tutte le domande del caso, chiedendo di passarvi i testi degli appelli d’esame degli anni precedenti, e indagando su come vengono condotti gli orali (ogni professore ha il suo stile e si aspetta cose diverse), così da programmare la preparazione di un esame in maniera mirata. In aggiunta, una cosa che col tempo imparai a fare fu andare a ricevimento: ero solito infatti collezionare tutti i miei dubbi riguardo il programma svolto a lezione, recandomi dal professore in persona per avere chiarimenti. Questo mi permetteva non solo di comprendere e quindi ricordare più facilmente il materiale, ma anche di familiarizzare a tu per tu con il docente, facendomi sentire più a mio agio il giorno dell’orale.
Un altro aspetto da sottolineare è il peso di un’ora di lezione universitaria, equiparabile a parer mio a tre ore di lezione delle superiori. Ecco che iniziare a studiare subito, sin dal primo giorno d’università, senza lasciar nulla indietro, è un’ottima idea. La tentazione di aspettare per preparare un esame è quasi irresistibile, il tempo a disposizione sembra essere infinito, mentre la verità è che la mole delle nozioni da assimilare e la loro difficoltà potrebbe mettere nei guai chi se la prende con troppa calma.
A proposito di tempo a disposizione, c’è chi durante le lezioni riesce a prendere gli appunti in brutta per poi copiarli in bella, ma in genere è un processo molto dispendioso. Quello che molti fanno è registrare l’audio di ogni lezione, scrivendo gli appunti direttamente in bella copia, e lasciando eventualmente degli spazi in corrispondenza dei punti meno chiari, punti che saranno recuperati a casa grazie alla registrazione. C’è inoltre chi integra il tutto scattando delle foto alle lavagne con il proprio cellulare.
La mentalità da adottare è quindi molto diversa. Il mio punto di vista è che entriamo all’università per diventare professionisti di un certo ambito. Come tali, ogni concetto, ogni esempio conta. Se possiamo comodamente stampare gli appunti del professore, non vuol dire che dobbiamo limitarci unicamente a quelli. Possiamo anche prendere in prestito dei libri per approfondire un aspetto, o sondare internet per delucidare qualche passaggio. Certo, non dobbiamo diventare matti, mantenere un equilibrio con attività al di fuori dello studio è importante, però non fossilizziamoci su ciò che ci viene dato in aula e basta. L’obiettivo, secondo me, non è solo passare l’esame o prendere il massimo dei voti, bensì fare del proprio meglio per accrescere la propria professionalità nel settore.
Cambiare facoltà è inoltre una cosa normale. E’ utile conoscere dove si vuole andare, ma per saperlo bisogna pur agire in qualche modo. Ci sono persone che hanno cambiato da matematica a ingegneria, da biotecnologie a fisioterapia, da giurisprudenza a enologia. Se hai iniziato un percorso di laurea che a un certo punto senti non essere più tuo, sono sicuro stai facendo tutti i ragionamenti possibili, chiedendoti se continuare, se cambiare, se lasciare. Sappi che non sei solo, e che le emozioni che provi e la situazione in cui ti trovi sono perfettamente normali.
Infine, se hai un sogno, e c’è un percorso universitario che può aiutarti a realizzarlo, non farti frenare da eventuali preoccupazioni riguardo la tua formazione attuale. Una mia ex compagna di corso proveniva dal liceo classico, un altro da otto anni di lavoro in fabbrica (e iniziò il primo anno con qualche mese di ritardo per giunta), eppure sono diventati degli ottimi matematici entrambi. In caso tu nutra dei dubbi, sappi che i corsi universitari sono solitamente aperti al pubblico. Se desideri avere un’idea più concreta di come funzioni un determinato percorso di laurea, prendi pure in considerazione l’idea di seguire qualche lezione dal vivo, sperimentando in prima persona.
In conclusione, come per qualsiasi ambito della vita, l’esperienza universitaria non è tutta rose e fiori. Quel che è certo, è che sicuramente offre un percorso di crescita valido, che mi auguro tu possa affrontare ora con qualche consapevolezza e dose di realismo in più.
Emanuele