«Quando il Molliccio uscirà dall’armadio, Neville, e ti vedrà, assumerà l’aspetto del professor Piton» disse Lupin. «E tu alzerai la bacchetta, così, griderai Riddikulus e ti concentrerai al massimo sugli abiti di tua nonna. Se tutto va bene, ci ritroveremo davanti il professor Molliccio Piton con tanto di cappello, avvoltoio, vestito verde e borsa grande rossa».
Questo è quanto accade nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, quando Harry Potter e i suoi compagni prendono parte alla prima lezione di Difesa Contro Le Arti Oscure del terzo anno. Il loro compito, a turno, è quello di esercitarsi a sconfiggere un Molliccio, ossia un demone in grado di assumere la forma di ciò che ci spaventa di più. Il primo ad affrontarlo è Neville, un ragazzo che in presenza del temutissimo insegnante di pozioni, il professor Piton, si agita, balbetta, combina disastri, rischiando spesso la bocciatura. Temendolo più di qualsiasi altra cosa, Neville sa che il Molliccio prenderà le sembianze di Piton, ma ecco che il professor Lupin gli dà dei suggerimenti su come difendersi: pensare al professor Piton con indosso gli abiti della nonna!
Ti è mai capitato di trovarti nei panni di Neville? Ti è mai successo di agitarti, balbettare, innervosirti e non prendere il voto che meriti? Esci alla lavagna, iniziano a sudarti le mani, un groppo alla gola ti impedisce di parlare e rimani in silenzio a fissare il professore? Ti sei mai ritrovato a preparare un esame alla perfezione per poi andare in palla durante l’orale?
Se sì, leggi attentamente le prossime due parole: è normale!!! Chi non si è mai impappinato in classe o ad un esame? Chi non si è mai bloccato quando giudicato di fronte ad altre persone? Le tue emozioni e il tuo corpo fanno quello sanno fare meglio: proteggerti! La domanda che puoi farti è: come posso aiutarli a proteggermi senza compromettere i miei risultati a scuola o all’università?
Ecco che “Il Prigioniero di Azkaban” ci dà dei preziosi spunti. Prima di tutto, ci fa capire che le emozioni sono dentro di noi, non fuori. Il Molliccio non ha alcun potere su di noi, altrimenti si mostrerebbe così per com’è. Invece che fa? Ci fissa quel tanto che gli basta per leggerci dentro e trasformarsi di conseguenza. Quindi, se le emozioni nascono dentro di noi allora siamo noi a crearle, e se siamo noi a crearle siamo noi che possiamo imparare a giocarci.
E qui entro in gioco io.